Nel 1969 Carolyn Davidson, una giovane studentessa d’arte dell’università di Portland, ebbe la fortuna di incontrare Phil Knight, giovane professore associato di contabilità e co-fondatore della Blue Ribbon Sports, una società che inizialmente si occupava di importare negli Stati Uniti le Onitsuka Tiger, le scarpe da basket giapponesi che spopolavano negli anni ’60. Carolyn era seduta nell’ingresso dell’edificio e si lamentava di non avere nemmeno i soldi per comperare i colori a olio. Knight sentì tutto e decise di offrirle un lavoro. Knight aveva deciso di diversificare i prodotti importati dal Giappone da quelli prodotti dalla Blue Ribbon Sport, così invitò la giovane studentessa a occuparsene per un compenso di 2 dollari l’ora. Nel 1971 Knight chiese alla ragazza di studiare qualche cosa che potesse valorizzare le nuove scarpe da calcio – il modello “Nike” – della Blue Ribbon e le rendesse “accattivanti”. Carolyn si inventò una dozzina di loghi, nessuno dei quali entusiasmò Knight, che scelse quello che considerava “il meno peggio, ma mi ci abituerò”. Appena sei anni dopo il nome Blue Ribbon venne abbandonato e tutti i prodotti assunsero il marchio Nike, che nel 1980 aveva conquistato il 50% del mercato americano delle scarpe sportive. Questa è la storia di uno dei simboli più famosi e riconoscibili del mondo, il cosiddetto “swoosh” di Nike.

NIKE

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